Il bosco in via Garibaldi a Torino

La città era piena di rumore: era sempre più difficile parlare e ascoltare. E poi c’era il bosco silenzioso. Ma nel silenzio del bosco ci si perdeva. Chi non sopportava il rumore della città andava nel bosco, e il silenzio se lo portava via. Così si sparse la voce che nel bosco c’era un orco. Furono mandati soldati e anche quelli sparirono. Quando Luì il matto arrivò in città, trovò rumore e musi lunghi. Qualcuno gli raccontò la storia di quelli che sparivano nel silenzio e a Luì venne una gran voglia di fare una passeggiata nel bosco. Ma capì che era necessario studiare la lingua del vento e della pioggia, dei sassi, del legno e della terra. E dopo tanto studiare Luì inventò uno strano bastone che faceva un rumore dolce ad ogni passo. Tric trac, fran fran troc. Così il bosco non era più tanto silenzioso. Poi, le forme degli alberi e della terra tentarono di ingannarlo. Ma Luì con il suo coltellino intagliò il legno e raccolse pietre, e legò rami e fece balene orchi elefantesse. Le illusioni del bosco silenzioso diventarono cose da toccare e tutti quelli che si erano perduti incominciarono a saltare fuori come funghi. Da quel giorno tutti i bambini vollero i bastoni sonori di Luì per non perdersi nel silenzio e nel rumore. E quando chiesero a Luì che nome dare ai suoi bastoni, egli disse: chiamateli sonagli. E così fu.

Luì

Luì e l’arte di andare nel bosco (Guido Quarzo)

 

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