articolo 1

Costituzione della Repubblica Italiana COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA – Ciclo di incontri organizzato dal Comitato di Via Asti. Giovedì 18 giugno 2015 – Incontro con Alessandra Algostino (*)

Art. 1 – L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Si è svolto oggi il primo di cinque incontri organizzato dal Comitato di Via Asti che occupa la ex Caserma dell’Esercito Italiano sita appunto in via Asti, 22 a Torino. Relatrice incaricata la Professoressa Alessandra Algostino che ha commentato i temi ruotanti intorno al primo e più importante articolo della nostra Costituzione Repubblicana. L’articolo 1 rappresenta la sintesi del progetto costituzionale che fu realizzato all’indomani del Referendum popolare che scelse la forma di governo repubblicato alla fine della seconda guerra mondiale. Alla formulazione del testo parteciparono tutte le componenti politiche italiane dell’epoca ad esclusione, naturalmente, delle associazioni fasciste sconfitte. Furono principalmente le forze politiche uscite dalla Resistenza che diedero vita ad una delle costituzioni repubblicane più belle e significative del mondo. Ad oggi essa non è stata ancora applicata nella sua completezza, ma molti dei suoi principi, sopratutto quelli fondamentali, innervano la nostra cultura politica e sociale. La Repubblica Italiana è pluralistica, essa infatti riconosce al cittadino il diritto di associarsi in ogni modalità e per ogni scopo. La democrazia sottintende un conflitto o dei conflitti sociali, occorre sempre fare una scelta che può essere in conflitto con altre. La nostra Costituzione ha scelto il lavoro come strumento fondante. La nostra vuole quindi essere una democrazia sociale non solo formale, ma sostanziale che assegna la sovranità al popolo. Tale scelta di sovranità è la base della democrazia politica che assegna al cittadino il diritto al voto a suffragio universale (art. 48). I cittadni possono essere al tempo stesso governati e governanti. Questo può non essere vero, anzi non lo è. Ricordiamo che moltissimi cittadini residenti in Italia non godono di tutti i diritti costituzionale, molti sono gli stranieri immigrati anche da decine di anni o addirittura nati sul suolo italiano che vivono una democrazia zoppa. Essi sono governati, ma non possono partecipare alla democrazia come lo erano i meteci nell’antica Grecia; non hanno diritto alla rappresentanza. In Italia accanto alla democrazia delle Istituzioni è presente un sorta di democrazia dal basso ad esempio il movimento No Tav o l’occupazione della Caserma Lamarmora di Via Asti a Torino che rappresentano un esempio di realizzazione della sovranità popolare previsto dalla Costituzione.

(*) La democrazia rappresentativa così come è stata disegnata nelle costituzioni europee è un modello ancora valido o richiede qualche ritocco? Possiamo iniziare con il dire che la democrazia è un percorso, è allo stesso tempo un essere e un dover essere, un ordinamento giuridico e politico esistente ed un ideale da raggiungere. È molto delicata la democrazia e esige una manutenzione costante, ovvero richiede una partecipazione permanente, una cittadinanza attiva. È difficile nelle società odierne, sempre più complesse e plurali, immaginare forme di democrazia che prescindano dalla rappresentanza, ma occorre ragionare su quale rappresentanza e ricordare che l’essenza della democrazia sta nella partecipazione effettiva di tutti (come ci ricorda la Costituzione, all’art. 1 e all’art. 3). Dunque, occorre invertire la tendenza attuale: da un sistema maggioritario passare ad una formula elettorale proporzionale che favorisca l’effetto “specchio della realtà”, ovvero che tutti possano essere e sentirsi rappresentati, e dar vita a partiti che – diversamente da quelli attuali, ormai liquidi e liquefatti, appiattiti sulle istituzioni – sappiano veicolare ed organizzare in forma collettiva idee e bisogni dalla società alle istituzioni. Ma non basta: la democrazia non si esaurisce nel circuito istituzionale e, quindi, bisogna valorizzare il ruolo dei movimenti, delle associazioni, di quella democrazia dal basso che è la vera essenza della democrazia, ricordando che essa vive di e nel pluralismo e nel conflitto.

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