radici nuove

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Ho ricevuto e ben volentieri rilancio l’invito per Lunedì 27 APRILE 2015 alle ore  20,45 allo Spettacolo Teatrale GIORNI RUBATI della Compagnia Rossolevante presso il Centro espositivo “Lingotto Fiere” – Sala 500, via Nizza 280, Torino.

Un incontro forte tra arte e vita, uno spettacolo che apre il cuore, un’intensa, potente e coraggiosa testimonianza, un’emozione che resta dentro.

Testi: Giammarco Mereu

Regia: Juri Piroddi e Silvia Cattoi

Musiche dal vivo: Simone Pistis

Video: Fabio Fiandrini e Antonello Murgia

Foto: Pietro Basoccu e Antonia Dettori

carrozzina 

 INGRESSO GRATUITO FINO AD ESAURIMENTO POSTI . PER INFO Associazione Radici Nuove, Strada del Casas, 6/2, info@radicinuove.it tel. 011-9541201 348-8830991. Per maggiori informazioni sullo spettacolo si veda la pagina http://www.rossolevante.it/spettacolo.php?id=14

rossolevante

“Un gruppo di artisti, la compagnia Rossolevante di Arbatax sulla costa orientale della Sardegna, che si mette a disposizione di una storia straordinaria per farne uno spettacolo. Uno spettacolo politico certo, un tempo si sarebbe detto quasi «agit prop», e che invece ha una potenza poetica impressionante, anche se la storia che narra è quella di un dramma. In meno di un’ora, scorre sulla scena non solo il racconto della tragedia, ma anche tutto il flusso di sentimenti, reazioni, strumenti e ammonizioni che da quella esperienza nascono. E che possono avere un senso civile ed esistenziale per tutti gli spettatori, non solo per quelli che abitualmente devono fare i conti con la sicurezza sul proprio posto di lavoro. Ma non c’è facile spirito consolatorio in quel racconto (…) fuori di ogni retorica e ipocrisia il tema viene affrontato in positivo, tra le parole e i versi dello stesso Mereu, e l’accompagnamento suadente delle musiche di Brioni su fisarmonica, chitarra e armonica. Ci sono momenti sconvolgenti, ed altri dolcissimi, come quella piuma che volando dà peso specifico solidissimo a emozioni e dolori che il caso insinua nella vita quotidiana. E che alla fine, in uno swing cantato a quattro voci, apre uno squarcio di struggente speranza per il futuro.”
Gianfranco Capitta, critico teatrale.

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