smemorati o svaniti?

Ora che i giochi sono fatti, sarebbe importante che nei prossimi giorni, mesi ed anni si parlasse seriamente e secondo la vigente Costituzione (cioè col concorso di tutti) di riforme istituzionali per iniziare veramente l’epoca di una nuova repubblica. Temo però che, in considerazione dei precedenti, si tratti di una pia illusione.
La Lega che, con tutta probabilità, sarà il banco di prova del prossimo esecutivo, continuerà a cercare la riforma costituzionale su cui aveva tanto insistito all’epoca della devolution?
Da oltre vent’anni viene recitata sul palcoscenico della politica italiana una piece denominata riforme istituzionali. Quello che si è visto nel corso di un ventennio è stato un dibattito spesso inconcludente tutto orientato a dilazionare i problemi cercando formule di facciata con contenuto sostanziale minimo. Eppure il Paese è letteralmente affamato e bisognoso di una radicale riforma dell’assetto costituzionale, invecchiato e responsabile dei mali peggiori dei quali ha sofferto la cosiddetta Prima Repubblica: spreco di risorse, corruzione, parassitismo, perdita di competitività internazionale per le imprese.
Con la riforma del Titolo V della Costituzione approvata in fretta e furia dalla penultima maggioranza di centrosinistra e dal relativo referendum confermativo, si è creò una situazione di caos, un puzzle a incastro di competenze, un insieme paludoso di materie concorrenti e conflitti fra Stato e Regioni con conseguente pioggia di ricorsi alla Consulta. Risultato: ritardi, decisioni mancate e disfunzionalità.

La devolution fu la prosecuzione di quella tendenza. Un’ulteriore forma di decentramento: poche e marginali materie delegate alle Regioni ma legate finanziariamente al governo centralizzato. Si tentava di mettere ordine al complicato intreccio di competenze lasciato in eredità dalla riforma precedente.
Quel testo contorto e farraginoso fu spazzato via agevolmente dal referendum gettando discredito sul Federalismo, ritenuto comunque irrealizzabile o fonte di gravi problemi.
Ora è presto per parlarne ma si sono già udite parole come federalismo fiscale pronunciate da Maroni e disponibilità di collaborazione per le riforme rilanciate da Veltroni. Siamo alle schermaglie iniziali ma la sensazione d’inconcludenza permane. La doppia velocità dell’economia italiana è una zavorra per qualsiasi seria idea di federalismo.

Scritto il 17 Aprile 2008

bottiglia

Il tempo passa e i messaggi rimangono nella bottiglia!

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