prima delle elezioni

michelecurto

Michele Curto, classe 1980, nato a Torino da un ex-operaio e da una dipendente delle poste. Ecco un altro giovane nome della politica piemontese; come dice lui stesso: «ho sempre fatto politica, perché intendo il mio impegno sociale come “politica” nel senso più puro». Storico fondatore dell’associazione Terra del Fuoco, si candida alla Camera dei Deputati con SEL per la circoscrizione Piemonte 1.

Come e perché hai deciso di fare politica?
«Cominciai a “fare politica” al liceo, in un movimento studentesco nato a seguito alla battaglia contro i finanziamenti pubblici alla scuola privata, e che con il tempo divenne un importante motore di cambiamento e di formazione per un’intera generazione. Subito dopo l’esperienza di Genova 2001 decisi di fondare l’associazione “Terra del Fuoco”, di cui sono stato presidente per dieci anni. Durante questo periodo ho proseguito facendo politica nel senso più alto del termine, cercando cioè di provare a migliorare la società attraverso un concreto impegno sociale: ho inventato il progetto “Treno della Memoria”, che ancora oggi conduce migliaia di giovani a visitare i campi di Auschwitz e Birkenau; ho fondato insieme a Libera la rete internazionale FLARE, che si occupa di antimafia in tutta Europa; ho lavorato e lavoro ancora a fianco di famiglie Rom a Settimo Torinese. Poi, poco più di due anni fa, ho deciso di lasciare le mie realtà associative per entrare in un partito perché sentivo che fosse giunto il momento di provare a prendere le redini dei processi politici e governarli direttamente. Ritengo di dover provare a giocare la partita in prima persona, mettendoci la faccia».

Qual è il motivo per cui credi nella politica e come credi che il tuo partito valorizzi i giovani?
«Ho sempre creduto nella politica; la politica è l’arte di scegliere ed è il cardine di ogni stato democratico. Spesso si confonde la politica con chi la politica la fa da anni ed è sbagliato, questa confusione è alla base dei problemi di rappresentanza nel nostro paese. Ma il deterioramento della classe dirigente italiana è anche colpa dei tanti cittadini che in questi anni hanno preferito sostenere che la politica fosse tutta sporca, che i politici fossero tutti uguali e che tanto nulla sarebbe potuto cambiare. Così facendo abbiamo creato un gigantesco alibi per l’establishment, che semplicemente si è auto-conservato. La politica va conquistata, attraverso la partecipazione diretta, l’impegno personale e il coraggio delle persone che decidono di fare un passo avanti. Sui giovani, innanzitutto credo che non siano dei “panda” da difendere: sono cittadini e così come tutti gli altri cittadini si devono impegnare in prima persona per costruire una classe dirigente che diventi il naturale ricambio di quella attuale. Nel nostro partito di giovani ce ne sono tanti, basti pensare che l’età media delle nostre liste è tra le più basse in Italia, in particolare in Piemonte. Questo semplicemente perché le forze motrici di questo partito sono appunto giovani ed è la nostra forza».

Una volta eletto, cosa faresti in concreto per i giovani? Quali invece le iniziative sul territorio?
«Due sono i grandi temi da affrontare, l’istruzione e il lavoro, argomenti strettamente connessi che devono diventare il frutto di un cambiamento radicale delle scelte politiche di questo paese. Abbiamo assistito negli ultimi anni a una costante diminuzione della spesa per l’istruzione e questo sta impedendo all’Italia di crescere, socialmente e culturalmente: la mobilità sociale in questi ultimi anni è crollata in modo drammatico. Su tutto ciò si innestano le politiche sul lavoro che di fatto stanno ulteriormente peggiorando le condizioni di vita dei giovani. Che cosa fare dunque? Due cose, molto semplici ma radicali: invertire le priorità di spesa tagliando le spese militari, le grandi opere, gli sprechi, e fare una seria lotta all’evasione, reintroducendo il reato di falso in bilancio e prevedendo la confisca dei beni per corrotti e corruttori. A questo bisogna far seguire un grande potenziamento dell’istruzione e della ricerca, facendo così ripartire l’economia attraverso politiche che prevedano investimenti come la risistemazione del territorio dal dissesto idrogeologico».

(fonte La Stampa – Torino)

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...