il decalogo.3

No a contrazione del lavoro e al precariato e alla riduzione di fatto dei salari e delle pensioni. Sì al ripristino delle tutele del lavoro e dei lavoratori cancellate dai Governi Berlusconi e Monti (anche con sostegno ai referendum) e alla sperimentazione di modalità di creazione diretta di occupazione, anche in ambito locale, all’introduzione di un reddito di cittadinanza, al potenziamento degli interventi a sostegno delle fasce più deboli e dei presidi dello stato sociale (nella prospettiva di un welfare dei diritti e non di forme di assistenzialismo caritatevole).

Ancora una volta l’Italia è maglia nera nel lavoro. Ancora una volta a farne le spese sono i giovani e le donne: sono soprattutto loro che vanno a ingrossare le fila degli “inattivi”, ossia chi non ha un’occupazione né è in cerca di un lavoro. Nel 2011 gli italiani tra i 15 e i 64 anni in queste condizioni hanno toccato la soglia del 38per cento (37,8 %, per l’esattezza), un dato che raggiunge addirittura il 48,5 per cento se si considera solo la componente femminile. È quanto rileva l’Istat nel rapporto “Noi Italia”, in cui si legge anche che rispetto al 2010 la percentuale di coloro che invece hanno un impiego è aumentato solamente di un punto, assestandosi al 61 per cento. Solamente Ungheria e Grecia registrano tassi di occupazione inferiori. Sono, invece, il 51,3 per cento quelli che non trovano un’attività da oltre dodici mesi.  

 manifest Taranto

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