Ruggiero Leoncavallo

Nato a Napoli il 23 aprile 1857, dal cav. Vincenzo e Virginia D’Auria (figlia di Raffaele), condusse una vita errabonda e disordinata, trasferendosi di città in città, alla ricerca di quel successo che, sebbene meritasse per le doti intellettuali, il talento musicale e la cultura umanistica, gli venne talvolta meno per la scarsa duttilità del carattere e l’intolleranza suscitata negli ambienti artistici dal suo temperamento scontroso ed incostante. Da bambino fu a Montalto Uffugo, in provincia di Cosenza, dove il padre, magistrato, era stato trasferito e dove pare che abbia assistito, nella piazza del paese, ad un fatto di sangue, un uxoricidio, dal quale egli avrebbe poi tratto la storia per la più nota tra le sua opere, “Pagliacci”. A Parigi, in occasione della prima. Leoncavallo volle che nelle scenografie fossero ricostruite immagini di Montalto e della stessa cattedrale prospiciente la piazza. Alla maestosa statua della Madonna della Serra, venerata in cattedrale, il Maestro si ispirò nel comporre la sua Ave Maria fu la sua opera più conosciuta e rappresentata, quella che lo rese famoso, ma di altre pregevoli opere, nonché di operette e romanze, egli fu compositore e spesso anche autore di testi che ricevettero l’apprezzamento di insigni letterati come Montale. Da ricordare la sua Bohème verista che non resse al confronto delle maggiori fortune toccate a quella dell’amico Puccini, accusato da Leoncavallo di avergliene rubato l’idea da lui stesso incautamente confidatagli. Famosa è anche la sua “Mattinata”, riportata più recentemente al successo nell’esecuzione di Albano Carrisi.

L’opera I Pagliacci è storicamente abbinata con la coeva Cavalleria Rusticana di Mascagni infatti viene spesso rappresentata a teatro, o incisa su disco, insieme a quest’opera breve. Uno dei motivi del successo popolare dell’opera è certamente da attribuire alla prima registrazione discografica con Enrico Caruso quale protagonista; il disco è ricordato come una pietra miliare dell’allora nascente industria discografica. Fu il primo disco a superare il milione di copie vendute.
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I Pagliacci – testo e musica di Ruggero Leoncavallo –

La trama: durante i festeggiamenti del ferragosto, giunge a Montalto la compagnia teatrale di Canio, per mettere in scena una commedia. Canio, non sospetta minimamente che la moglie Nedda, lo tradisce con Silvio, un contadino del luogo. Tonio, altro attore della compagnia, è fortemente innamorato di Nedda, ma è da lei respinto ed ignorato. Offeso e indispettito dal rifiuto della donna, mette al corrente Canio del tradimento. Canio vorrebbe immediatamente aggredire la moglie, ma giunge in quel momento un altro attore a sollecitare l’inizio dello spettacolo, poiché la gente intervenuta, incomincia a rumoreggiare per il ritardo. Canio, stando così le cose e nonostante il turbamento che lo assale, va a truccarsi e a prepararsi per l’inizio della commedia. Fatto strano che Canio, nel ruolo di Pagliaccio, impersona appunto un marito tradito dalla moglie Colombina.

Durante lo svolgimento della rappresentazione, realtà e finzione si confondono e Canio, nascondendosi dietro al suo personaggio, riprende il discorso interrotto precedentemente per dare inizio alla commedia, e, sempre recitando rinfaccia a Nedda il suo tradimento e con rabbia le dice che ormai il suo amore si è trasformato in odio per la gelosia. Al rifiuto di Nedda, di svelare il nome del suo amante, Canio accecato dall’ira, estrae un coltello e la uccide unitamente a Silvio che era intervenuto per difenderla. Inorriditi e sbalorditi gli altri attori non intervengono. Gli spettatori si accorgono troppo tardi di quello che realmente era accaduto e inutilmente cercano di fermare Canio, che a delitto ormai compiuto esclama beffardo “la commedia è finita”.

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