la situazione politica

Purtroppo la casta oltre a non cambiare la legge elettorale, ha ristretto i tempi per impedire un libero ed ordinato sviluppo dei soggetti politici nuovi o non presenti in Parlamento. Intanto il berlusca non si è ancora reso conto che deve fare le valige per Hammamet, il pescecane Monti gli rode il terreno sotto i piedi. I magistrati continuano a scappare (loro non salgono) verso la politica: che Paese di merda!

fate schifo

2 thoughts on “la situazione politica

  1. Un malessere diffuso, un disagio che, non nascondo, deriva dall’imbarazzo che proverò, se vince il Sì, incontrando quegli amici, conoscenti e sconosciuti, cui mi ero rivolta promuovendo il nostro appello, ottenendo importanti e significativi spostamenti di intenzione di voto. Potrò solo dire loro “mi spiace” e coloro che non ero riuscita a convincere potranno dirmi con grande soddisfazione “te l’avevo detto”. Sono per lo più persone che vivono quotidianamente sul territorio le ambiguità (nel migliore dei casi) quando non addirittura la dichiarata condivisione delle forze politiche in oggetto con le pratiche e le decisioni del centro sinistra. Parlo, come Roberta, delle giunte locali, dove pur di avere un posto in giunta , fosse anche nell’ultimo buco
    di culo del mondo (scusate il francesismo) sottoscrivono programmi, si tace sui temi “caldi” e poi si fa finta di venire alle manifestazioni contro l’inceneritore o peggio ancora contro il Tav. La forza della ragione, mi dicono, la capacità di vedere lontano e saper mediare: intanto accettano
    come “compensazioni” (che per altro non arriveranno mai) la messa in sicurezza delle scuole, gli interventi contro il dissesto idrogeologico, ecc. ecc.. E intanto, seppure a livello locale, stanno con un partito che a livello nazionale ha sottoscritto l’indicibile e non si è opposto alle leggi ad personam, e che sta sbavando per essere ammesso alla corte di sua maestà Monti.
    Nelle battaglie contro l’inceneritore, nelle scelte contro il consumo di suolo, e ancor più nelle azioni che da 20 anni portiamo avanti nel movimento No Tav non c’erano, salvo qualche breve e fugace parata in cui hanno messo in gioco la faccia dei militanti e degli iscritti (e lo so bene perché ero fra quelli) per poi tornarsene a Roma a sottoscrivere accordi e programmi che garantivano la sopravvivenza loro personale e dei loro partiti e non certo quella della gente che li aveva accolti.
    Per non parlare di Di Pietro che depositò all’insaputa dei sindaci i progetti del Tav in Europa: a proposito dei nostri 10 punti accettati, cosa si dice sul TAV? Di Pietro e l’IDV faranno pubblica ammenda sposando la causa? Mi pare di ricordare che l’opposizione alle grandi opere inutili, prima fra tutte il Tav in val di Susa, costituisca uno dei punti fermi del programma elaborato da
    CSP e sottoscritto da tutti i firmatari: non mi sembra proprio un punto minimale e trascurabile in nome delle ragioni della mediazione. Non basta sciacquarsi la bocca citando il movimento della valsusa in ogni intervento e spellandosi le mani appena uno dice che viene da quei luoghi.
    E quale sarà la posizione di Ingroia sugli atti repressivi da me minori che hanno osato (per colpa e con il consenso di indegni genitori No Tav) distribuire volantini? Chi vota sì, ha verificato questi punti? Certo non bisogna perdere di vista gli obiettivi finali, come ci invitano in tanti a fare, ma questi sono forse obiettivi solo intermedi? La rinuncia a questi punti sta forse nella teoria della “riduzione del danno” invocata da Vittorio Agnoletto?
    Non si tratta dunque di fermarsi davanti ai nomi di tre-quattro segretari (come facciano poi a esserlo da alcuni lustri è tutto da capire in un’ottica di ricambio e garanzia di democrazia e partecipazione), ma di scelte programmatiche e metodologiche delle “forze” (sarebbe più giusto chiamarle “debolezze” ) che rappresentano. Ingroia si è dimostrato pienamente ostaggio
    di un metodo, forse spaventato dal non avere il supporto organizzativo, sicuramente non cosciente della tanta forza del territorio cui ha rinunciato:
    sul “suo” simbolo (perché di una proprietà si tratta) avrei preferito vedere in grande le sagome del quarto stato invece del suo nome che campeggia sulla testa di quel popolo quasi a garantire di saperlo tenere a bada.
    Ognuno decida liberamente, certo, ma per favore si abbia l’onestà intellettuale di chiamarsi con il proprio nome di partito senza paraventarsi dietro a CSP in modo che CSP possa andare avanti con le energie di quei tanti che hanno già dichiarato (e io sono tra questi) di essere pronti a proseguire su quel cammino: se qualcuno ha scambiato CSP per un taxi (per citare Guido Viale) è ora che ne scenda.
    Scusate la veemenza (la mia componente partenopea in certi casi la fa da padrona!), non chiudo nessuna porta rispetto a chi ha fatto e farà scelte diverse, ma quando ce vò ce vò
    UN CARO SALUTO A TUTTI, UN PO’ PIU’ CARO A CHI VOTA NO!!

    Gianna Demasi

  2. I giornalisti troppo spesso non capiscono nulla di statistiche, né si premurano di capire qualcosa dei comunicati stampa che ricevono. Così forniscono notizie sballate e fuorvianti che vanno ad alimentare il grave clima di sfiducia, accentuando pesantemente la percezione della crisi economica, che certamente non è leggera, come Berlusconi e Tremonti hanno per anni sostenuto.

    Diamo così spazio alla necessaria precisazione fornita dall’Istat sui contenuti del comunicato stampa diffuso oggi sulla disoccupazione.
    A seguito di quanto pubblicato da alcune testate online in merito ai dati mensili su occupati e disoccupati diffusi questa mattina, l’Istat torna a precisare che non è corretto affermare “più di un giovane su tre è disoccupato”.
    Infatti, in base agli standard internazionali, il tasso di disoccupazione è definito come il rapporto tra i disoccupati e le forze di lavoro (ovvero gli “attivi”, i quali comprendono gli occupati e i disoccupati). Se, dunque, un giovane è studente e non cerca attivamente un lavoro non è considerato tra le forze di lavoro, ma tra gli “inattivi”.
    Per quanto riguarda il dato sulla disoccupazione giovanile diffuso oggi e relativo al mese di novembre 2012, va ricordato che i “disoccupati” di età compresa tra i 15 e i 24 anni sono 641 mila, cioè il 37,1% delle forze di lavoro di quell’età e il 10,6% della popolazione complessiva della stessa età, nella quale rientrano studenti e altre persone considerate inattive secondo gli standard internazionali. Quindi sarebbe corretto riportare che “più di 1 giovane su 10 è disoccupato” oppure che “più di uno su tre dei giovani attivi è disoccupato”.
    Dobbiamo rilevare come ancora una volta la stampa cerca lo scoop invece di cercare la corretta informazione e tanti prendono per oro colato quanto scritto da testate, anche prestigiose, e lo diffondono scioccamente attraverso le loro pagine personali.

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