Palestina sempre in fiamme, perchè?

Sono morti almeno in diciotto nelle ultime ore nelle incursioni aeree israeliane sulla Striscia di Gaza. Il bilancio totale delle vittime dall’inizio delle operazioni è di 49 palestinesi uccisi, e di tre israeliani. I feriti sono oltre 345, molti sono bambini. Questo terribile bilancio è purtroppo sicuramente provvisorio, avere questa certezza è terribile. D’altro canto è dalla fine dell’ultimo conflitto mondiale che in quella regione si succedono sempre gli stessi fatti.  Al momento non ci sono segnali confermati ufficialmente di una tregua, ma il presidente egiziano Mohammed Morsi – principale mediatore tra le due parti – ha annunciato il contrario: a breve Hamas e Israele potrebbero firmare un accordo per un cessate il fuoco.

Sono passati cinque giorni da quando è stata lanciata l’operazione ‘Colonna di nuvola’. Per la maggior parte degli abitanti della Striscia lasciare Gaza è impossibile. Mancano medicinali d’emergenza, sacche per raccogliere il sangue, benzina per garantire elettricità e quindi la possibilità di interventi chirurgici e di effettuare dialisi ai pazienti, ha detto Foad Aodi, presidente delle Comunità arabe in Italia (Comai) e dell’Associazione medici stranieri in Italia (Amsi), che resta in contatto continuo con le fonti mediche di Gaza.

Nel pomeriggio di ieri il sistema anti-missilistico ‘Iron Dome’ di Israele ha intercettato e distrutto un razzo lanciato contro Tel Aviv senza che neanche riuscisse a toccare il suolo. E’ stato eliminato in aria e le foto hanno immortalato il fumo nero nel cielo. Il ‘Fajr-5’ scagliato dalla Striscia di Gaza è il terzo da mercoledì, hanno precisato fonti della polizia locale, aggiungendo che la batteria entrata in funzione è la quinta operativa in città, e che era stata installata poche ore prima dell’attacco, con largo anticipo rispetto alla tempistica originariamente stabilita, cioè fra qualche mese. Le stesse fonti hanno ribadito che non ci sono stati feriti. Il ministro dell’Educazione israeliano Gideon Saar ha confermato: “Hamas non è nella posizione di poter dettare alcuna condizione. Qualunque cosa – ha detto – sia successa prima dell’operazione non continuerà dopo che sarà finita. Nel momento in cui saremo certi di questo, ci fermeremo”.

“Come hanno potuto? Un missile lanciato contro la santità di Gerusalemme. Un missile la sera del venerdì, non appena conclusa la giornata di preghiera dei musulmani; scagliato cioè contro la santità dello Shabbat, la festività ebraica del sabato annunciata da un tramonto inconfondibile: i riflessi dorati delle rocce di Giudea, divenute pietre e mura della Città sacra ai credenti dell’unico Dio. L’ora in cui i fedeli indossano le vesti anacronistiche della tradizione e si affrettano per i vicoli del mercato verso il Kotel, detto Muro delle Lamentazioni, ultimo recinto esterno sopravvissuto del Tempio che l’imperatore Tito distrusse due millenni or sono.
Là dove non aveva osato neppure Saddam Hussein hanno preso la mira, per giunta vantandosene, le Brigate Izzedine al Qassam, braccio armato di Hamas. Poiché la storia nel Medio Oriente contemporaneo viene manipolata grottescamente dai fanatici barbuti sequestratori del sacro, non escludo che i miliziani si autorappresentino continuatori dell’impresa di Saladino: il principe curdo che nel 1187 assediò la Gerusalemme crociata e pose fine, dopo ottantotto anni, al Regno Latino procedendo a quella che i musulmani celebrano come la Liberazione della Sposa: cospargendo di acqua di rose la moschea di al-Aqsa e il Duomo della Roccia per riconsacrarli all’Islam, dopo che i Templari avevano trasformato la spianata nel loro bivacco.
Nella visione degli integralisti Israele è un corpo estraneo destinato all’estinzione né più né meno di quei regni crociati. La parola d’ordine jihad al-Quds –guerra santa per Gerusalemme- resta il distintivo dell’indisponibilità a ogni compromesso territoriale.”

Queste le parole di Gad Lerner una persona sicuramente ragionevole, ma quando le persone ragionevoli sono coinvolte personalmente non restano ne ragionevoli ne indipendenti. L’uomo e la sua emotività passa oltre le ragioni delle parti, questa è la principale fra le ragioni che sono alle origini di questo infinito conflitto.

“…la religione di Mosè abita il nostro pianeta, facendo valere diritti che spesso sono metastorici più che storici, connessi a testi sacri più che al divenire ordinario dei popoli e del tempo. E’ come se a un unico popolo fosse dato, per volontà divina, di vivere una condizione di libertà assoluta, mentre il resto dei mortali perdurerebbe nel duro regno della necessità.” (La strana guerra. Barbara Spinelli: Ebraismo senza “mea culpa” La Stampa 28 ottobre 2001).

Questa affermazione è forte, ma a seguire alcune vicende della storia israeliana si è spesso tentati di pensarla come Barbara Spinelli. In effetti, per me, che pure sono osservatore non coinvolto nei fatti, è difficile restare freddo di fronte alle strumentalizzazioni di cui i fatti mediorientali sono sempre e comunque oggetto. Una volta all’anno, vengono celebrate rievocazioni dell’Olocausto il cui vero scopo, sembra quello di tramandare il ricordo della ferocia umana ai più giovani, per evitarne il ripetersi. Certamente tutto può essere vanificato dall’ipocrisia che spesso, in queste occasioni di ricordo, traspare chiaramente ma eliminare anche queste rimembranze formali migliora la situazione? Esiste anche la buonafede di chi per quanto possibile vuole ricordare per tramandare la conoscenza dell’orrore e contribuire che la storia non si ripeta. Per quanto utopica la speranza che l’uomo si ravveda non ci deve abbandonare. So cosa accade nel mondo ogni giorno, spesso gli stessi orrori di ieri si ripetono e spesso ci vengono tenuti nascosti. Ma sperare che, conoscendo quanto avvenuto ieri, si riesca ad acquisire qualche anticorpo per contrastare quello che avviene oggi mi pare il minimo.

D’altro canto si avverte la mancanza, nell’ebraismo di un’assunzione di colpa nei confronti di popolazioni e individui che hanno dovuto pagare il prezzo del sangue o dell’esilio per permettere a Israele di esistere. E mi pare di poter dire che di pari gradazione fu il dolore a cui furono sottoposti pochi anni fa i coloni israeliani delle terre palestinesi. Questa fu la decisione del governo di uno Stato che nel 1967 spinse nella direzione opposta i coloni israeliani di Gaza. Dopo molti anni essi furono costretti ad abbandonare le terre che avenano duramente dissodato e le case in cui sono nati i loro figli. Ci troviamo di fronte ad un groviglio di interessi, sentimenti e passioni inestricabile e continuamente alimentato.

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